Ogni 3 maggio, ricorre la “World Press Freedom Day”, la “giornata mondiale della libertà di stampa”. L’evento, patrocinato dall’Unesco, si celebra in tutto il mondo, e  vuole ricordare ai giovani la necessità di rispettare la libertà di stampa e di parola. Tali necessità non vanno celebrate solo il 3 maggio, ma c’è il bisogno di vigilare sempre, affinché questi concetti si concretizzino ogni giorno e ovunque. In decine di Paesi, infatti, si sente parlare di pubblicazioni censurate e multate, e di   giornalisti molestati, attaccati e persino assassinati; in Arabia Saudita i blogger sono condannati a torture pubbliche; i giornalisti sono licenziati per un tweet in Turchia e le redazioni sono attaccate da granate in Burundi. È sconcertante, inoltre, sentir parlare di campi per la “rieducazione” dei giornalisti in Thailandia.  Nel ventunesimo secolo, si dà per scontato che in un Paese come il nostro ci sia libertà di stampa, ma se si guardano i fatti, si nota quanto sia in pericolo questa libertà.

La stampa, per definirsi libera, non deve avere condizionamenti economici. Molti giornali del nostro Paese,invece, dipendono da sovvenzionamenti del mondo della politica o dell’imprenditoria, che influenzano il modo di fare notizia. Dunque, la vera questione oggi è quella del modo in cui sostenere la libertà dei giornali che necessariamente passa per la libertà economica che non può e non deve essere influenzata da una volontà politica che, precarizzando l’informazione, rende la libertà schiava e asservita al potere vigente al momento, censurando i contenuti a priori. Tanti sono i giornalisti finiti nel mirino a causa dei loro schieramenti ed idee, ed è sconcertante che i politici, i quali dovrebbero dare esempio e valorizzare chi ogni giorno svolge il proprio lavoro da vero giornalista, informando il popolo, si permettono di chiamare “puttane e pennivendoli”i  giornalisti che dissentono dalle loro opinioni.Non si deve dimenticare, infine, che nel momento in cui i giornali tacciono, o per mancanza di fondi pubblici o per altri motivi, la democrazia finisce.

 

Facebooktwittergoogle_plus