Il testo che pubblichiamo della nostra allieva Ilia Plista di 5A classico ha ricevuto il Premio Rispo 2018 presso il Liceo Garibaldi di Napoli. Complimenti a Ilia!

E’ un misto di sensazioni strane che non ho mai saputo spiegare. Mi faceva innervosire sempre, perennemente, ma mi calmava e mi cullava. C’era sempre quando tutti non c’erano, restava quando mi faceva paura dormire, quando avevo paura della pioggia o di qualcuno. C’era! Ma era amore e l’amore fa sempre paura. Non puoi non aver paura di perdere, di dover lasciare andare. Non era soltanto affetto, era effetto. Era quello che sentivo dentro quando conoscevo una persona che aveva il suo stesso nome, quando mi giravo e non sapevo che fosse accanto a me, quando avvertivo il rumore dei suoi passi e il battito del mio cuore, per un qualcosa di strano che non so spiegare, andava a ritmo con  quelli. Era la perfetta combinazione dei nostri occhi che si cercavano nello stesso momento. Era il suo profumo, quello che restava, quando era vicino a me, vicino ma mai troppo. A debita distanza dall’amore, a poca distanza dal cuore e dai battiti, per poterli cogliere sempre tutti, per avere la certezza del suo effetto su di me. Era la voglia di passare il tempo insieme ad ascoltare quel rumore costante delle parole che diceva e che diventavano sempre di più, così tante che ne ero così piena da non avere più spazio per poterle conservare ma le volevo conservare tutte comunque. Eri tu! Tu che hai aperto me al mondo quando non sapevo che girasse, quando non sapevo in che verso andare, quando avevo paura di fare. Tu che mi hai lasciato crescere, che mi hai aiutato a farlo e lo hai fatto così bene che non avrei potuto non essere ciò che sono. Sei tu e tutte le ferite che mi hai dato, tutto il sangue che mi hai fatto vivere nelle tue parole e l’odio che hai alimentato in me per questo mondo che non è mai stato in grado di girare nel verso giusto. Che credimi, avrei voluto capovolgerlo con la forza, avrei voluto allontanarti da tutto il male. Che quando vedevo i tuoi occhi dentro ci vedevo tutto il male e mi faceva male. Perché non sei il male e non lo meriti.  Ed è così difficile uscire dal tuo male, così difficile lasciarlo andare, far finta di non averlo mai incontrato, di non averci avuto mai a che fare. E’ difficile lasciar andare quello che ci lega, quello che ci trattiene. E’ difficile non poterti parlare di tutto quello che mi passa per la testa , che mi fa stare bene, che mi fa stare male. E’ difficile trovare chi come te risolveva tutto con un ragionamento perfetto e logico. E’ difficile trovare chi mi sappia curare con un sorriso. Che i tuoi difetti, i tuoi problemi, per me erano la soluzione al mondo. Mi facevano capire che l’imperfezione è bellissima, così bella da diventare quasi magica, quasi surreale. Che erano meglio della perfezione.  Perché perfetta era la tua mano che mentre avrebbe voluto uccidermi, mi difendeva dal resto e mi portava in alto. E’ così che sono arrivata in alto, grazie ai tuoi consigli, grazie alle ferite che hai guarito. Sono arrivata dove non credevo più di poter arrivare. E adesso che non ci sei, adesso che vieni e poi vai, che non so più quanto soffri, non so più chi ti faccia male, che non posso più difenderti e tu non puoi difendere me, resto in alto. Non scenderei mai, non mi bloccherei mai. Sapevo che sarebbe andata così, sapevo che sarebbe diventata una mancanza la tua persona e la tua personalità, che avrebbe lasciato qualcosa da aggiustare, che mi sarei dovuta fermare un po’. E sapevo anche che sarebbe stato difficile ma mai difficile quanto lo è per te. Che io per te sarei stata un vero vuoto perché la differenza tra me e te è che tu mi davi le basi per farmi colmare i vuoti, io i tuoi li colmavo. E ora io so continuare a farlo, ma tu? A chi lo affidi il cuore tu? A chi dici i tuoi desideri? Ma tu… li hai ancora i desideri?

ILIA PLISTA   Classe V A   Ind. Classico

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