Nel 1929 nasce a Torre Annunziata l’oratorio dei Salesiani. La struttura ospita oggi una “casa famiglia” e dal 2004 una comunità alloggio destinata ai minori che ospita ragazzi tra i 13 e i 18 anni, seguiti da educatori e operatori salariati. La gestione della vera e propria casa famiglia è invece destinata a genitori.

Suddivisa in due alloggi, la sezione “Mamma Matilde” è dedicata alla coraggiosa mamma torrese, Matilde Sorrentino, uccisa nel 2004 per aver denunciato coloro che abusarono di suo figlio. L’altra parte, “Peppino Brancati”, ricorda il primo ragazzo di strada accolto da don Bosco a Torino. Gli ospiti sono ragazzi con precedenti penali, con problemi familiari, derubati della loro infanzia, minori stranieri non accompagnati. Tra loro c’è chi conduce una vita apparentemente identica a quella degli altri adolescenti, chi lavora e chi invece, avendo precedenti penali, non ha le stesse possibilità di uscita ed è costretto a rimanere in casa anche durante le feste natalizie. Alle nostre domande risponde don Antonio, sacerdote responsabile della struttura: «Ci sono feste che in ognuno di noi fanno emergere il nostro vissuto personale e l’amore che abbiamo dentro si moltiplica; siamo sereni perché abbiamo un momento in più per abbracciare le persone che amiamo e che ci vogliono bene. Per ragazzi come quelli della casa famiglia, che non possono fare questa esperienza, le ricorrenze sono ferite aperte, giorni difficili e molto tristi».

Alcuni ragazzi della casa famiglia ci trasmettono la loro esperienza. F.C., 16 anni, un ragazzo come tanti, va a scuola e ha amici, ma vive in comunità e trascorrerà il Natale insieme agli altri ragazzi dell’alloggio. Negli ultimi sette anni ha trascorso sempre il Natale in una casa famiglia; per lui, un giorno come un altro. U.L., 17 anni con precedenti penali, racconta con occhi colmi di malinconia come quest’anno per la prima volta trascorrerà il Natale lontano da casa. Non gli è stato concesso il permesso di ritornare dalla sua famiglia di origine. La sua esperienza gli fa comprendere l’importanza di tante cose, soprattutto di quelle piccole, a cui prima neppure faceva caso.

Gli operatori e gli educatori sottolineano come le serate “speciali” suscitino nei ragazzi chiusura e tristezza perché «il pensiero va sempre a casa».

I gesti di solidarietà non partono solo dagli operatori e dagli educatori; la cittadinanza oplontina è molto attiva. Per aiutare la casa famiglia basta una donazione, anche modesta e, soprattutto, è possibile offrire accoglienza, sostegno e amore ai giovani che vivono questa difficile realtà.

Giulia Vitiello 3A classico

Denise Mariano 4C linguistico

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