Venerdì 27 settembre 2019 si è tenuto a Napoli il terzo sciopero contro il cambiamento climatico. È stata indubbiamente una giornata importante, durante la quale noi tutti abbiamo potuto protestare in modo pacifico contro l’inquinamento ambientale.  Per molti giornalisti questa manifestazione ha dimostrato il grande interesse dei giovani nei confronti dell’ambiente, il loro impegno  nel tentativo di salvare il pianeta.

Tuttavia, a mio avviso la giornata non è stata per tutti uno sciopero “spontaneo e sincero”: migliaia di giovani erano scesi nelle strade per far sentire semplicemente la propria voce, mentre altri, finti ambientalisti, buttavano mozziconi di sigarette o bottiglie di plastica a terra sventolando cartelloni e striscioni.  Quindi, per molti, aderire a una manifestazione di protesta non ha significato altro che un’occasione per non andare a scuola e per fare un po’ di baldoria, solo per saltar le lezioni.

Allora sorge spontanea una domanda: parlarne in classe, fare incontri con importanti ambientalisti, informarsi sui cambiamenti climatici e far svolgere temi o riflessioni agli alunni è davvero così efficace e importante? Per molti ragazzi si tratta di una manciata di frasi fatte e di false riflessioni introspettive, scritte per dimostrare ai docenti che i loro alunni si interessano di attualità; ma è solo una gran perdita di tempo.

Non sto mettendo al bando i metodi che le scuole utilizzano per sensibilizzare i propri alunni, ma sto solo dicendo che alla fine quello che conta sono i fatti.  Posso anche capire che non a tutti stiano a cuore le tematiche ambientali; ma allora non devono fingere di  comportarsi come Greta.  Sarebbe stato più coerente, se proprio si voleva saltare la scuola, restarsene a letto a dormire.

Non abbiamo bisogno di altra ipocrisia, perché di ragazzi veramente motivati  che possono fare la differenza ce ne sono tanti: ma se la manifestazione non si fosse tenuta durante la settimana non ci sarebbe stato certo lo stesso numero di partecipanti.

Quindi concludo: manifestare è importante; cercare di cambiare ciò che è sbagliato è essenziale. Vogliamo avere un futuro e per questo dobbiamo lottare. Prego però tutti quelli che venerdì volevano solo perdere tempo, di non fare gli ambientalisti ipocriti l’anno prossimo. Restatevene a casa vostra, farete una figura migliore. So che riceverò molte critiche per quanto scrivo, ma – citando – il mio è solo un atto di libertà intellettuale, libertà di pensare criticamente e anche di dire alla gente ciò che non vuole ascoltare.

Chiara Cinquegrana, 2A classico

Facebooktwittergoogle_plus