Quest’anno, il liceo Pitagora-B. Croce di Torre Annunziata ha proposto  per l’attuazione dell’alternanza scuola lavoro un progetto ed  uno stage extra-curriculare per un’impresa agricola intitolato “Field My Job”. Il progetto è nato ad opera dell’ASP Cambalache ed ha ricevuto anche il sostegno dell’UNHCR (l’agenzia ONU per i rifugiati) in quanto modello virtuoso di integrazione. In realtà,  “Field My Job” discende da un progetto molto più ampio chiamato “Bee My Job”,  articolato in attività di apicoltura ed agricoltura, che vede come principali protagonisti i rifugiati e i richiedenti asilo. Oltre ad essere finalizzato alla crescita delle risorse coinvolte e dei territori, lo scopo principale del progetto è la diffusione del valore dell’integrazione e dell’inclusione che sembra essere estraneo alla nostra società. Attualmente l’immigrazione costituisce una grande piega sociale ed è per questo motivo che è di fondamentale importanza che gli enti scolastici in primo luogo sostengano progetti che sensibilizzano i giovani su tematiche cosi scottanti come quella dell’integrazione. Il liceo Pitagora B-Croce si fa promotore di questi valori, sostenendo il progetto “Field My Job” che punta soprattutto ad avvicinare i giovani al mondo della cooperazione internazionale e a stimolare il pensiero critico su tematiche quali i fenomeni migratori ed il razzismo, cercando di aiutare i ragazzi a superare i pregiudizi e gli stereotipi che condizionano la società odierna e ad apportare cambiamenti. Obiettivo del progetto è dunque quello di educare, sensibilizzare e far partecipare gli studenti alla produzione agricola in collaborazione con rifugiati ed immigrati,  al fine di favorire l’integrazione. Il progetto sarà per gli studenti anche un’opportunità per cimentarsi in attività di tipo lavorative; infatti nell’arco di tre anni, le classi IIIAs e IIIBs si impegneranno a coltivare diversi tipi di piante tra cui ulivi, alberi di limoni, alberi di diverse varietà di arancia e piante di mandarino; inoltre il progetto prevede anche la collocazione di alveari che permettano agli studenti di svolgere attività di apicoltura. Al termine delle coltivazioni, è prevista anche la vendita dei prodotti biologici ottenuti da parte degli studenti. L’aspetto innovativo e valido di questo progetto è la collaborazione tra i rifugiati e gli studenti, che permetterà a quest’ultimi di confrontarsi con realtà diverse dalla loro, con persone che non hanno avuto la loro stessa fortuna e con una società fortemente manipolata dal razzismo e dal pregiudizio. Nel primo incontro tra gli studenti e gli immigrati, i ragazzi hanno avuto modo di ascoltare le difficili storie degli immigrati provenienti da Costa D’Avorio e Mali. Gli immigrati hanno spiegato le difficoltà che hanno incontrato appena arrivati in Italia; difficoltà non solo dovute al non riuscire a parlare bene l’italiano, all’assenza di un lavoro o di una dimora, ma anche alla difficoltà dovute al razzismo di cui sono stati vittime nei primi periodi di soggiorno in Italia. Inoltre, i rifugiati si fanno promotori di un messaggio di rispetto verso il diverso, di antiviolenza e, attraverso il racconto delle loro difficoltà, spingono i ragazzi a riflettere. Il progetto, dunque, oltre che permettere ai ragazzi di approcciarsi al mondo del lavoro, costituisce un trampolino di lancio verso obiettivi di inclusione molto ambiziosi che si affidano ai giovani per ottenere un radicale cambiamento della società, che abolisca i pregiudizi e non abbia paura di confrontarsi con ciò che è diverso.

III A e III B SC.

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