Il giorno 27 gennaio le classi 2AC, 3AC e 3BC del nostro Liceo si sono recate in visita alle Catacombe di San Gennaro e al Cimitero delle Fontanelle, situate nel quartiere della Sanità a Napoli. Di certo un luogo tristemente noto alla cronaca, ma che gli stessi suoi abitanti stanno valorizzando al meglio.

Il nostro viaggio verso il cuore pulsante della città partenopea è iniziato proprio dalle Catacombe, sotto la guida di Raffaele e Salvatore, due dei protagonisti del riscatto sociale che caratterizza questa zona. Insieme a loro, infatti, anche altre persone hanno dimostrato di credere nel posto in cui sono nati e vissuti, senza gettare la spugna davanti ai numerosi ostacoli che si sono trovati davanti. L’opera di recupero di questi e altri siti del quartiere Sanità è stato il risultato di anni di lavoro, che hanno coinvolto sempre più persone e cooperative.

Abbiamo trovato molto suggestivo l’ambiente delle catacombe, soprattutto per la velata inquietudine del buio, che sembrava celare infiniti segreti. Trovarsi lì è stato come compiere un immediato viaggio nel tempo, immergendosi in secoli di storia fatta di dominatori e dominati, di persone fortunate e altre meno, tanto da non meritarsi neanche una sepoltura. Il tema della morte e il culto dei defunti, molto sentiti a Napoli e profondamente radicati nel suo folklore, ci hanno affascinato fin dall’inizio della visita.

Lo stesso clima ci ha accompagnato anche nella parte della nostra uscita dedicata al Cimitero delle Fontanelle, che ospita migliaia di teschi e resti di ossa, usati come amuleto per chiedere protezione e adottati da molti napoletani e turisti curiosi. Bisogna però fare attenzione a un aspetto: l’adozione di una “capuzzella” sigilla un patto eterno con l’anima del suddetto defunto, che potrebbe essere particolarmente vendicativo; tra i più famosi e dispettosi, la guida ci ha ricordato “il Capitano”, ma esistono anche teschi benevoli, responsabili di vincite al lotto o addirittura prodigi. Nonostante siano leggende e, al giorno d’oggi, non siamo più tanto propensi al crederci, è stato interessante calarsi in quel clima spettrale, ma che in molti di noi ha suscitato un’inaspettata tranquillità. D’altro canto, veritieri o meno, i numerosi miti che punteggiano la grande tela partenopea sono parte integrante della storia della città e del suo popolo, ed è stato bello, per un giorno, provare a pensare al mondo in una maniera meno realistica e agli eventi che accadono come  all’opera di una “pezzentella” che ci ha preso sott’occhio, in maniera benevola o meno.

Inoltre ci fa piacere che un gruppo di persone come i giovani  de “La Paranza” abbia impedito che un così grande patrimonio andasse perduto, sia quello dei siti artistici e archeologici, sia quello delle incommensurabili memorie che danno un alone di mistero alla città di Napoli.

Giulia Serino 2Aclassico

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