Nel momento drammatico che stiamo vivendo la letteratura rivela tutta la sua potenza: leggendo i capitoli che Manzoni nei Promessi Sposi dedica alla peste, i nostri studenti hanno individuato analogie sorprendenti con il presente. I libri si sono rivelati chiave di accesso al mondo, strumento insostituibile per comprendere noi stessi e gli altri ed esprimere emozioni, ricordi, pensieri. Di seguito pubblichiamo alcuni lavori nati proprio dalla lettura del testo manzoniano. (ndr)

Dopo quasi quattrocento anni dalla peste del Seicento di cui racconta Manzoni nei Promessi Sposi, è irreale pensare che la mente dell’uomo possa reagire ad un avvenimento, quasi identico, a questo punto, allo stesso modo. Di sicuro la situazione difficile ha creato molto panico nei primi giorni della diffusione del Coronavirus, e in maniera parallela anche un forte scetticismo da parte di alcune persone, che non avevano ancora ben chiara la situazione e la sua gravità, ma nel 1629 tutte queste sensazioni erano fortemente amplificate da due fattori: l’ignoranza del popolo e quella dei medici. Considerando quanto una popolazione poco acculturata possa farsi manipolare o semplicemente farsi trasportare da ogni voce messa in giro, aggrappandosi ad essa come l’unica verità, e quanto i dottori del tempo non fossero preparati a gestire la peste,  si ottiene una massa di persone in balia di pettegolezzi e mai di fatti oggettivi, e medici che non sono in grado di dare certezze al popolo. Inoltre ciò che Manzoni intendeva per “minimizzare” era riconducibile alle autorità del Seicento, che per ignoranza o per negligenza, non si curavano del problema  costituito dalla peste. Una mancanza che ha portato inevitabilmente a un epilogo negativo, di cui non sono ben chiari i motivi, nonostante la critica continua di Manzoni verso il governo del tempo. La situazione oggi è decisamente diversa, poiché le persone al potere hanno sicuramente maggiore consapevolezza, basandosi su dati e indicazioni che provengono da esperti e non su semplici dicerie, e hanno attivato procedure nel giro di poche settimane. È chiaro che il ritardo dei provvedimenti è conseguenza di un’attenta analisi dei risvolti che gli stessi provvedimenti avrebbero potuto avere sull’economia e sui rapporti tra i vari paesi. Ma dopo un periodo di stallo, le leggi sono arrivate, seguendo il corso della malattia e aumentando progressivamente il loro rigore con il diffondersi del virus. È questa la nostra grande fortuna oggi: di fronte a una calamità come questa ci sono cittadini che possono decidere a cosa credere, ma che nella maggior parte dei casi seguono ciò che il  governo impone, e c’è una medicina che ha subito secoli di progresso. Nonostante ciò, i numeri dei contagi e dei decessi aumentano esponenzialmente di giorno in giorno. E altrettanto velocemente le persone affermano che la pandemia poteva essere evitata, che le istituzioni potevano impegnarsi di più, liquidando tutti gli sforzi di una nazione con critiche scontate. E’ vero che il nostro popolo ascolta principalmente fonti attendibili riguardo agli sviluppi dell’epidemia e a quali comportamenti adottare, ma purtroppo ci sono anche casi in cui ci lasciamo abbindolare da notizie di dubbia provenienza: in un periodo come questo, a volte siamo dominati dalla paura e dal panico e le possibilità di speculazione aumentano notevolmente grazie alle fake news. Intanto, nessuno è mai in grado di spiegare perché, senza tirare in ballo le autorità o teorie astruse, la situazione è diventata così irrecuperabile. Chi ha la competenza per dirlo offre una risposta molto semplice: essendo stato il contagio velocissimo, la colpa è da attribuire a quelle persone che, quando si limitava ad essere un semplice consiglio e non una norma, hanno deciso comunque di non seguire l’invito a non uscire, a non muoversi dal proprio paese e a non vedersi con altre persone se non necessario. Se tutti avessimo seguito queste direttive, sicuramente non ci sarebbe stata la necessità di attivare misure decisamente più aggressive. Contenere l’epidemia adesso sta diventando estremamente complicato; tutto ciò forse per un eccesso di fiducia del governo nei confronti del suo popolo. Quindi una situazione così disperata era sì evitabile, ma era compito nostro agire per tempo seguendo dei consigli che, col senno di poi, avrebbero dovuto essere imposti fin dall’inizio.

  Giulia Serino 2A classico

Facebooktwitter