Venerdì, 18 settembre 2020, nell’Aula Magna dell’ Università Federico II di Napoli, è stato presentato il libro La stampa addosso – Giancarlo Siani – La vera storia dell’ inchiesta, di Armando D’Alterio, Procuratore Generale a Potenza che, grazie alle sue indagini, condannò i mandanti e  gli  assassini di Giancarlo Siani, giovane giornalista, vittima della camorra, a cui il nostro Liceo dedica ogni anno svariate attività scolastiche.

Il libro di D’Alterio non è un semplice romanzo, ma un vero e proprio percorso guidato attraverso le indagini che sono state svolte per giungere alla verità. Un viaggio durato anni, riassunto in sole 286 pagine, scritte e delineate non solo dal loro autore. Questo thriller-verità, ideato per il 35esimo anniversario dell’omicidio, è frutto di una collaborazione con l’editore Guida e vanta una prefazione a cura di Maurizio Molinari, direttore del quotidiano “La Repubblica”. Fondamentale anche il ruolo di Ottavio Ragone – responsabile della redazione partenopea – e dell’inviata Conchita Sannino.

Nell’Aula Magna sono presenti il Ministro dell’Università, G. Manfredi, il Rettore, A. De Vivo, il Sindaco di Napoli, L. de Magistris, il dott. P. Siani, il Procuratore di Torre Annunziata, N. Fragliasso, Don T. Palmese, referente della Campania di Libera, esponenti del mondo giudiziario, docenti e noi alunni, rappresentanti del Liceo Pitagora – B. Croce. Negli sguardi di tutti risplendono l’emozione, la gratitudine, l’orgoglio che il progetto rappresenta, ma soprattutto la fatica che ha comportato.

Chi pensa che scrivere un libro sia semplice, non ha mai toccato, letto o iniziato un libro per davvero. Negli interventi degli ospiti, però, l’interesse non è rivolto esclusivamente al contenuto del libro, pur essendo il protagonista indiscusso. I discorsi vertono soprattutto sul tempo che lo ha preceduto e su quello che verrà dopo; tutti si augurano che il messaggio di D’Alterio raggiunga un vasto numero di lettori, adulti e giovani. A tal proposito, prende la parola in video-conferenza Maurizio Molinari: “È un libro che riguarda tutti noi, perché riguarda la memoria collettiva. È importante per le nuove generazioni, per il territorio e risponde alla missione del nostro giornale, quella di essere vicino a chiunque si batta contro il crimine organizzato per il rispetto dell’altro, delle Istituzioni e della vita collettiva. Ricordare perché Siani fu assassinato, quale fu il lavoro difficile di un magistrato formidabile, ricordare tutto questo significa per noi essere più forti, più vicini alle istituzioni e più liberi”.

Quando, chiamata ad intervenire, prendo la parola, per un’interminabile manciata di minuti i ruoli si invertono. Sono loro, gli adulti, i “grandi” del mio tempo, ad ascoltare me, che in confronto sembro quasi una bambina. Eppure non lascio che l’emozione mi mangi come solitamente accade, sono consapevole di essere un frammento del futuro. Gli adulti hanno bisogno degli adolescenti come gli adolescenti hanno bisogno degli adulti. “In un presente sempre più soggetto a “smarginatura,” come direbbe Elena Ferrante, affermare la giustizia è tanto difficile, quanto lo è pensare al domani. Tutto sommato non sono cambiate le cose: certi mali sono così intricati che non basterebbero mille mani per districarli definitivamente. Ma il peggiore di tutti sono il silenzio e l’indifferenza, perché basta anche solo una persona per generarli. Spero che questo libro possa incitare tutti a rompere una catena in cui ci stiamo avvolgendo con le nostre stesse mani. Lei, procuratore, è la dimostrazione che il mondo, per quanto al limite, può ancora cambiare in meglio. La ringrazio per il lavoro svolto nel nome della sola legge, quella che, tecnicamente, dovrebbe essere uguale per tutti. Io, nel mio piccolo, posso solo sperare in un mondo dove di silenzio ce ne sia sempre di meno.”

La sala esplode in applausi scroscianti. Io non so come reagire, rivolgo solo un’ultima domanda al Procuratore. Ascoltando le sue parole, posso immaginare il giovane Armando D’Alterio che fa di tutto per raggiungere il suo scopo. Ed è sempre ascoltando le sue parole che capisco quelle di Cafiero De Raho, con cui condivideva una stanzetta a Castel Capuano, “così piccola che sapevamo sempre quel che succedeva.” Non è impressionante quando, nelle stanze piccole, sbocciano le amicizie più grandi?

E, parlando di legami, ne esiste uno più duraturo nel tempo della fratellanza?

Impossibile, infine, non parlare di Paolo Siani, fratello di Giancarlo, che esprime la sua opinione. “Giancarlo ha visto il male nei vicoli di Torre Annunziata, nei palazzi della politica e lo ha raccontato come fa un giornalista normale. Questo libro racconta quello che i magistrati hanno scoperto dieci anni dopo la morte di Giancarlo, attraverso una serie di altri maxi processi fatti in quegli anni su quel mondo criminale in provincia di Napoli. Fa chiarezza su quello che Giancarlo aveva già scritto prima nei suoi racconti da Torre Annunziata. Chiunque c’era in quegli anni e anche quelli che non erano ancora nati, leggendo questo libro capiscono che cosa accadeva in questa terra tanti anni fa e come un ragazzo giovane, di 26 anni, ha provato a raccontarla nella sua più chiara espressione.”

Quando mi avvicino per salutarlo, al termine della cerimonia, lui mi guarda, sorridente. Solo in quel momento ho realizzato di avere davanti un fratello che ha perso il suo più grande compagno di vita, e nel modo più ingiusto che esista. Ha tutti i motivi del mondo per non sorridermi, per odiare il mondo. Invece ha scelto di essere forte, di continuare la lotta di Giancarlo. Osservando lui e la copertina del libro, è chiaro che i fratelli Siani hanno lo stesso sorriso. Stringendomi la mano mi dice pacatamente: “Comunque, fidati di me, qualcosa è cambiato.”

E per cancellare definitivamente tutti i nodi del male, dobbiamo fare di tutto perché quel qualcosa continui a cambiare.

Giò Barba

Liceo Statale Pitagora – B. Croce

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