In occasione della Giornata Internazionale contro il bullismo (7 febbraio) è stata pubblicata un’indagine condotta dall’Osservatorio InDifesa e da Terre Des Hommes che conferma che i giovani in questo periodo stanno fronteggiando sempre più l’ansia e la solitudine. L’indagine è stata condotta su 6000 ragazzi dai 13 ai 23 anni e il 93% di loro ha affermato di sentirsi solo. Paolo Ferrara, direttore generale di Terre Des Hommes, ha dichiarato:”I dati destano allarme e ci dicono come gli effetti della pandemia e i drastici cambiamenti che questi hanno portato nella vita dei ragazzi siano già oggi drammatici. L’isolamento sociale, la didattica a distanza e la perdita della socialità stanno provocando una profonda solitudine e demotivazione ma anche ansia, rabbia e paura.”
Colpiti da questi dati, abbiamo pensato di intervistare gli studenti del nostro liceo rivolgendo loro tre domande.
“Anche tu ti senti solo?”
Il 75% dei ragazzi ha affermato di sentirsi solo. Questi dati sono un campanello di allarme. Purtroppo viviamo in una società in cui prevalgono l’individualismo, il menefreghismo e l’apatia, tutti aspetti che rivelano la mancanza di ascolto. A volte è inevitabile sentirsi soli, in quanto nel profondo di noi stessi siamo gli unici in grado di capire come soddisfare le nostre necessità.
“Per te la solitudine è un nemico?”
Le risposte a questa domanda sono state contrastanti. Alcuni ragazzi vedono la solitudine come un malessere interiore che lacera l’animo, mentre altri riconoscono che è un nemico da cui imparare tanto e un’opportunità di sviluppo e di benessere interiore. Uno dei ragazzi ha sostenuto che il vero nemico dell’uomo è se stesso, però chi ama se stesso spesso viene odiato dagli altri.
In fin dei conti la solitudine è un aspetto fondamentale della vita, in quanto stare bene con se stessi significa stare bene anche con gli altri.
“Quanto la pandemia ha influito sul tuo senso di solitudine?”
L’80% dei ragazzi ha dichiarato di sentirsi solo soprattutto in questo periodo di pandemia. Il Covid ha rimarcato un problema che già era presente prima. I giovani si sono sentiti in gabbia e in preda al panico e la loro unica ancora di salvezza sono stati i social. Ma i social non sempre sono un riparo. Infatti i danni provocati dalle challenge su TikTok e su WhatsApp sono aumentati, i ragazzi hanno perduto il confronto con gli adulti e in loro si è creato un grande vuoto. Si sono ritrovati soli contro un grande male e spaventati da un abbraccio, da un bacio di un amico o di un parente. Ma lo stesso è accaduto agli adulti che, avendo difficoltà ad affrontare questa situazione “nuova”, hanno dimenticato di ascoltare i ragazzi. Agli adolescenti hanno ripetuto che c’è sempre chi si trova in una situazione peggiore. Ma non si tratta di una gara a chi si sente peggio.

In questo momento di crescita è fondamentale il contatto fisico. Ai ragazzi non serve limitare l’uso dei social o punirli per il loro comportamento “sbagliato”. Ora come ora hanno bisogno di essere capiti, hanno bisogno di una presenza che li ascolti e che li aiuti. Anche durante le videolezioni si sentono più soli che mai perché il loro unico contatto con il mondo è uno schermo “parlante”. Proprio per questo devono essere aiutati. Gli adulti devono comprendere che non si può fare scuola come prima. Non si può vivere come prima. Le cose sono cambiate; è cambiata la scuola, la vita… Solo insieme possiamo resistere finché non si ritornerà alla normalità. Ogni uomo ha dei limiti e ogni uomo ha bisogno di qualcuno al proprio fianco per superarli.

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