La vicenda dell’olandese Vincent Van Gogh (1853-1890) è una delle più crudelmente ironiche della storia dell’arte. Oggi è considerato uno dei pittori più importanti di tutti i tempi: le sue opere sono esposte nei principali musei del mondo e in mostre che registrano il tutto esaurito; alle aste ogni suo dipinto viene battuto per cifre record, pari a decine di milioni di euro. Tuttavia, mentre dipingeva le tele destinate a diventare acclamati capolavori dell’arte moderna, Van Gogh combatteva non solo con il totale disinteresse del pubblico contemporaneo ma anche contro una malattia mentale devastante. Soffriva infatti di paralizzanti attacchi di depressione e di ansia che lo portarono fino al suicidio il 30 marzo 1890, poco dopo aver compiuto appena 37 anni. La sua pittura, così unica ed emotiva, lo rende immediatamente riconoscibile, ancora 131 anni dopo la sua morte, anche a chi non ha specifiche conoscenze in materia artistica. La sua vita inquieta e il tragico suicidio lo hanno poi reso una vera e propria icona della modernità, simbolo del disagio esistenziale che affligge l’uomo a partire dal momento storico che segue la rivoluzione industriale, con una vita scandita da ritmi sempre più frenetici e da una crescente alienazione. Con lui comincia infatti il dramma dell’artista che si sente escluso da una società che non ritiene fruibile né utile il suo lavoro, facendone un disadattato.

Un celebre dipinto che particolarmente esprime il turbamento e il trauma dell’artista è La notte stellata, realizzato a Saint-Rémy nel giugno 1889 e oggi esposto al The Museum of Modern Art di New York. Van Gogh sosteneva di non voler creare delle “astrazioni” e di cercare sempre il contatto diretto con la realtà naturale. Ammetteva però di trovarsi in grande difficoltà, volendo rappresentare il cielo notturno. Non rassegnandosi all’idea di riprodurre in studio ciò che non aveva più davanti agli occhi – in quel momento era in uno studio improvvisato nell’ospedale psichiatrico – , l’artista escogitò un sistema bizzarro quanto ingegnoso: fissò delle candele accese alla sommità del suo cappello e dipinse così la prima veduta notturna en plein air della storia. Nonostante avesse lavorato dal vivo, il risultato è tutt’altro che realistico. La sua potente immaginazione trasformò il paesaggio in una specie di evento cosmico: il  cielo appare rischiarato da una moltitudine di comete, che girano vorticosamente, creando una serie di gorghi luminos, mentre il villaggio di Arles risulta immerso in un’atmosfera soprannaturale. Il dipinto, forte e vibrante, è attentamente costruito e l’apparenza impetuosa è sorprendentemente sorretta da una composizione salda. La linea diagonale delle montagne, sottolineata da una serie di onde gialle, quasi la via lattea fosse calata sull’orizzonte, attraversa la tela in lunghezza. Le pennellate tonde o a spirale che formano gli astri ritornano negli alberi tra le case, mentre il lungo tetto appuntito del campanile richiama la forma del cipresso, la cui sagoma scura, viva, chiude la scena in primo piano. L’inquietudine dell’artista esplode nella porzione superiore della tela, quella relativa al cielo. Questi spazi cosmici sono rischiarati dalla luce aranciata della falce lunare, visibile in alto a destra, e dal quieto pulsare del pianeta Venere, la «stella del mattino». La visione viene resa armoniosa dal mirabile contrasto presente tra l’ultramarino, i blu cobalto e i gialli indiano e di zinco.

Questo itinerario pittorico ripropone l’inquietante consapevolezza di una solitudine desolata e di un animo smarrito e allucinato. La contemplazione di questo cielo stellato affascinante e terribile è tutt’altro che idillica, ma vuole affrontare il mistero dell’universo e della drammatica vitalità del pittore, che non a caso ricorre a un segno pittorico agitato, quasi aggressivo, che si smorza solo quando tratteggia le morbide ondulazioni delle Alpilles, le quali sono tra l’altro rimarcate da una spessa linea di contorno nera, che probabilmente intende sottolineare la loro appartenenza alla dimensione terrena. La potente raffigurazione del cielo sembra quasi voler delineare un confine individuabile tra van Gogh e il mondo. Così, in questo capolavoro dell’arte ottocentesca, i vertiginosi e drammatici tormenti di van Gogh trovano una delle loro più belle e potenti raffigurazioni.

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