Essere adolescenti significa cambiare. Questa parola deriva dal latino: adolescere significa  “crescere”. Gli anni dell’adolescenza si configurano come gli anni della sperimentazione di sé. Durante questa fase non è sempre chiaro chi siamo, quale sia la propria meta. Il processo dell’adolescenza è accompagnato da un mix di sentimenti e di disorientamento. La consapevolezza che l’infanzia è finita crea un senso di pressione e di timore.

Spesso i giovani tendono voler essere indipendenti e autonomi. Impulsivi e disinteressati alle conseguenze. Queste volontà generano conflitti nei genitori , i quali si rendono conto che le modalità utilizzate quando eravamo bambini non possono più funzionare. Spesso questi litigi hanno conseguenze negative anche al di fuori del contesto familiare.

Certamente la pandemia non ha aiutare il periodo adolescenziale. Essa ha anche aumentato il cyberbullismo. Questo fenomeno ha gravi conseguenze nei soggetti deboli e incapaci di reagire. Purtroppo molti adolescenti non riescono a tirare fuori quel groviglio di sentimenti e di passioni che sentono esplodere dentro. La soluzione sarebbe affidarsi ad un percorso di psicoterapia, sotto la guida di un esperto in grado di poter comprendere i nostri conflitti. Anche vivere in contesto familiare non adatto può contribuire a generare ansie e confusione. Spesso i genitori non si rendono conto dell’impatto che hanno sugli adolescenti, ancor più in questo periodo in cui viviamo in casa tutto il giorno. Infatti i litigi in famiglia possono portare l’adolescente a distaccarsi dall’idea di famiglia, a non credere nell’ideale del matrimonio ed, infine, a diventare anaffettivi per paura di soffrire.

Ma questa terribile esperienza ha insegnato a noi giovani anche una nuova parola: la resilienza, la capacità cioè di trarre tutto il meglio da un’esperienza negativa, e di volgere in bene e in atteggiamenti propositivi ciò che si presenta come una strada apparentemente senza uscita.

Sergio Refuto 3a s.a.

Diletta Marino 3h scientifico

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