Il 23 marzo 2021, alle ore 7:40 la Ever Given, una portacontainer della classe Golden lunga 400 metri, si è incagliata nel Canale di Suez provocandone l’ostruzione. Il detonatore dell’incidente è stata una tempesta di sabbia, che a causa dei forti venti, fino a 74 chilometri all’ora, ha spinto la nave fuori rotta. La nave si è quindi incagliata su una delle sponde del canale, ostruendolo completamente e impedendo il passaggio di qualsiasi nave.
Il Canale di Suez è un canale artificiale navigabile, lungo 190 chilometri e largo 300 metri, situato in Egitto, tra Porto Said sul Mar Mediterraneo e Suez sul Mar Rosso. Grazie ad esso è possibile la navigazione dall’Europa all’Asia senza necessità di circumnavigare l’Africa sulla rotta del Capo di Buona Speranza, come si era fatto fino all’apertura del canale, il 17 novembre del 1869.
Ad oggi il Canale gestisce circa il 12% del traffico merci marittimo mondiale. Pertanto l’incidente ha provocato una reazione a catena bloccando ben quattrocento navi alle estremità e al centro della via d’acqua artificiale.
Nelle operazioni per disincagliare la Ever Given sono stati mobilitati almeno una dozzina tra rimorchiatori e draghe per aspirare la sabbia da sotto la nave. Dopo una settimana di tentativi il 29 marzo alle 4:30 grazie alla nave portacontainer il passaggio è stato liberato e il traffico internazionale ha ripreso il suo normale corso.
Liberare Suez purtroppo è stato solo il primo passo. L’incidente rischia di provocare difficoltà ancora per settimane, se non addirittura per mesi, alla logistica di merci e materie prime, acutizzando una crisi già in corso da tempo come effetto collaterale della pandemia.
Si stima che la crisi di Suez ridurrà per diverse settimane del 20%-30% la capacità di trasporto. Si prevede, inoltre, una seria congestione nei porti, soprattutto in Europa, dal momento che decine di navi, dopo la sosta forzata in Egitto, arriveranno tutte insieme, ingrossando ulteriormente il traffico che in molti terminal è già intasato.
I maggiori terminal europei, non solo nel Mediterraneo ma anche nel Nord, si sono preparati all’impatto. Tuttavia non sarà facile gestire la situazione, anche perché gli aerei, i treni e il camion, che dovrebbero alleggerire i porti, viaggiano già pieno carico, appesantiti dalla distribuzione dei vaccini anti-Covid.
Ritardi nelle catene di rifornimento saranno inevitabili soprattutto per le imprese che acquistano in Asia, mentre i settori più colpiti in Europa saranno quelli delle macchine utensili, di chimica e farmaceutica, il settore alimentare e quello delle costruzioni.

Facebooktwitter