L’espressione politically correct (in italiano politicamente corretto) è un’espressione linguistica nata nell’America degli anni Trenta del XX secolo, in un momento storico in cui il paese era fortemente insidiato dal sentimento dell’odio razziale. In particolare negli ambienti universitari liberali dell’epoca, nasceva il bisogno di una comunicazione esente da pregiudizi verso ogni tipo di minoranza e che fosse improntata al rispetto della diversità. Il politicamente corretto mira quindi all’eliminazione di stereotipi negativi e di preconcetti spesso veicolati tramite il linguaggio. Tuttavia, soprattutto negli ultimi decenni, una errata interpretazione del politically correct ha portato progressivamente la società ad averne una considerazione falsata: la pressante attenzione al parlato ha avuto come conseguenza la percezione di una limitazione alla possibilità di esprimere liberamente le proprie idee; ma, come l’origine di questo tipo di comunicazione suggerisce, il fine ultimo è quello di esprimersi nel rispetto delle categorie di cui si parla. Difatti, in particolare sui social, troviamo questa espressione al centro di discussioni in cui il politicamente corretto è il bavaglio che si contrappone alla libertà di espressione. Tale argomentazione è stata proposta recentemente da Donald Trump e dai suoi sostenitori, dopo che il leader repubblicano è stato privato di tutti i suoi profili social da ogni sorta di piattaforma, in conseguenza del suo incoraggiamento all’invasione di Capitol Hill da parte di manifestanti armati attivatisi in suo favore.

Tuttavia non è facile rispettare il politically correct in quanto chi si esprime ha bisogno di informazione e conoscenza. Ad esempio, la trattazione errata di alcuni argomenti da parte della stampa, soprattutto legati alla questione gender, si muove in una direzione opposta a questo atteggiamento. Il recente caso di cronaca di Paola e Ciro, largamente trattato dalla stampa nazionale, ha acceso i riflettori sull’insufficiente preparazione da parte dei mass media per la trattazione di tali argomenti.

Altra obiezione a contrasto del politicamente corretto è il considerarlo una semplice forma di perbenismo, alimentato non dal senso di rispetto, ma da mera adeguazione alla massa, che sfocia quindi in un comportamento ipocrita. Seppure sia importante assumere un atteggiamento rispettoso nei confronti di tutti, si rischia di degenerare se non si tiene conto del contesto delle diverse situazioni. Un esempio calzante è sicuramente la recente rimozione da alcune piattaforme di streaming online di celebri film come Via col vento e Grease, ritenuti discriminatori da più punti di vista. L’azione si configura come estrema nell’applicazione del principio del politicamente corretto in quanto il contesto in cui questi film vanno ad inserirsi viene messo in secondo piano rispetto all’opinione pubblica attuale; ma è assai sbagliato guardare al passato con gli occhi di oggi, poiché i valori della società mutano nel tempo.

In conclusione, il politicamente corretto non è altro che una forma di rispetto. Potremmo concludere con le parole della giornalista e conduttrice radiofonica Loredana Lipperini: “Non è censurando, allontanando o ritentando l’esperienza fallimentare del politically correct che si ristabilisce un equilibrio ormai perduto di vista. Semmai, vigilando: e dunque, entrando nel mondo dei simboli per osservarli e riconoscerli. Per renderli, forse e finalmente, innocui.”

 

Adele Russo, Gianluca Fiordoro V A classico

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